Sala Federiciana

La Sala Federiciana dell’Ambrosiana è l’antica sala di lettura della Biblioteca. Fu costruita agli inizi del Seicento su progetto dell’architetto Lelio Buzzi e poi completata da Fabio Mangone.

La sala si presenta tuttora con l’aspetto che le volle dare il Cardinale. Egli sicuramente esaminò con cura i progetti delle biblioteche più all’avanguardia dell’epoca, in particolare egli si ispirò a quella di Filippo II all’Escorial a Madrid, introducendo allo stesso tempo delle importanti innovazioni. Come all’Escorial, la sala di lettura dell’Ambrosiana non prevedeva tavoli di lettura separati, ciascuno con una propria finestra, né che i libri fossero assicurati ai tavoli. Questo permetteva di avere più spazio per gli scaffali, che correvano senza soluzione di continuità lungo le pareti. Per ottimizzare lo spazio disponibile in altezza, Federico scelse di collocare a metà delle pareti un ballatoio a cui si accedeva tramite scale e che permetteva di arrivare ai ripiani più alti, mentre abolì lo spazio al pian terreno per le finestre. L’illuminazione era garantita da due ampi finestroni agli estremi della volta a botte, in questo modo si evitava che la luce diretta dalle finestre infastidisse i lettori. La volta stessa, intonacata di bianco, contribuiva a diffondere uniformemente la luce all’interno della sala.

Alla base della volta e sul ballatoio, il Cardinale volle porre una galleria di ritratti di uomini illustri, a documentare le radici e la continuità della tradizione cattolica. Si tratta per lo più di ritratti di ecclesiastici e di Santi, con una buona presenza comunque di intellettuali laici.

Al momento dell’inaugurazione l’Ambrosiana vantava un patrimonio di circa 15000 manoscritti e 30000 opere a stampa, superando addirittura biblioteche più antiche: per i soli testi a stampa la Vaticana ad esempio nel 1608 aveva a catalogo un numero di opere sette volte inferiore.

Nel giro di pochi anni, l’Ambrosiana si impose come un imprescindibile punto di riferimento per gli studiosi di tutta Europa, come testimonia nel 1627 lo scrittore e bibliotecario francese Grabriel Naudé: [cit.] “Per dire solo della Biblioteca Ambrosiana… le sorpassa tutte in grandezza e magnificenza. Niente è più straordinario [del fatto che] chiunque può entrare in qualunque ora ragionevole, e restarvi il tempo che vuole, consultando le opere di qualunque autore lo interessi.. Senza ulteriori difficoltà, il visitatore può recarsi là durante l’orario normale dei giorni feriali, occupare una delle sedie a disposizione, e chiedere al bibliotecario o a uno dei suoi tre assistenti i libri che intende utilizzare. I bibliotecari sono ben retribuiti e ben trattati, affinché si prendano cura sia di quanto appartiene alla Biblioteca sia di coloro che vi si recano giornalmente a studiare.…..”

Nel 1943 purtroppo la Federiciana insieme ad altre sale dell’Ambrosiana fu danneggiata seriamente dai bombardamenti: numerosi spezzoni incendiari penetrarono nella copertura della sala provocando crolli di pareti e l’incenerimento di diversi scaffali e libri sottostanti. Essa venne poi restituita al suo splendore nel dopoguerra, ma rimase normalmente chiusa al pubblico fino al 2009, quando venne scelta come sede del ciclo di esposizioni del Codice Atlantico di Leonardo.